venerdì, 03 luglio 2009 | in :
Non ho nulla di meraviglioso,
hai ceduto perfino tu che quelle note mi avevi dedicato cercando nel mio buio la luce di un sorriso.
Questa volta sembra non voler funzionare neanche per te.
Che cosa rimane quando tutto,
tutto,
tutto,
continua solo a far male, in mille modi diversi?
Invasa,
pervasa,
devastata
da un senso di angoscia dolorosa e tagliente come parole lette su uno sciocco sms.
E solo ora realizzo quanto poco abbia importanza Te nella mia vita.
Loro,
Noi,
quella è la fonte dello sfiorire di questo tempo.
Fa male in crescendo che tutti voi siate aquiloni persi nel vento senza che ci si sia salutati per bene.
E allora le gioie provate, assaporate, sputate in viso per colpa di un improvviso scoppio di risate dove si sono rifugiate?
Non posso credere che la risposta sia che non erano gioie.
Eppure. Dove siete finiti tutti?
Schermati di problemi, vestiti di indifferenza
siete,
siamo
così tristemente assorti in una conta di giorni verso il distacco.
Perchè?
Non più un progetto insieme,
non più una parola sentita,
non un messaggio che vesta gli angoli della bocca coi vestiti della festa.
Vi amo ancora,
ma non importa più.
giovedì, 02 luglio 2009 | in :
Sentimenti confusi, postumi di una notte di attese e riflessioni a vicolo cieco.
Forse le tue parole non erano sbagli,
forse la mia perseveranza è mostruosa. Credo anzi ci sia qualcuno che fatica a riconoscermi per la strada imboccata.
Mi sono ripetuta che non ho paura dei giudizi,
ma il mio lo temo.
Colpevole,
il mio verdetto.
La colpa è nientemeno che la violazione di una di quelle 10 leggi che Qualcuno ha lasciato perchè il divenire umano deragliasse non troppo.
Infranto, e segno di croce.
Cosciente della colpa e del successivo dolore dovuto all'erranza.
Fuori degli studi torna questa parola maledetta proiettata nel senso del mio esistere.
Muta, senza poter urlare tutto quanto non vada, come non poter stendere panni gocciolanti al sole estivo.
Ho assorbito tutto il vapore della terra dentro questo cuore pieno di condensa velenosa e mi sono fermata alle : 54 di qualunque orario della giornata.
Un intrico di fili qui sotto i miei piedi, senza poter trovarne il bandolo; matassa voluta da altri: DA TE.
Non aspetto dallo specchio un responso diverso da ciò che chiunque vede ed è pronto a sbattermi in faccia, ho ancora coscienza. Analizzare sarebbe l'imperativo corretto, canonico, la retta via, ma il gusto del vagare incerta
forse
non mi ferisce ancora a pieno,
forse
fa tanto male da avermi vulcanizzato la carne, come TU non sei riuscito a fare.
E per tante promesse di emozioni da condividere è arrivato l'acme dell'atto: negare il tutto, fare uno, dieci, cento passi indietro. Tornare dietro quel vetro da cui ho contemplato i tuoi gesti quando ancora mi importava avere delle difese da opporti.
E ora che bruciano raggi distratti io fuggo questa realtà, scomoda ancora una volta.
La durezza di questo combattimento mi spaventa, ma spada in mano e scudo al braccio posso ancora ritirarmi?
" RIESCI A SCORGERTI? SI' CHE CI SEI, PRIMA CHE TI CONOSCESSI. "

mercoledì, 01 luglio 2009 | in :
Eternamente legata a certe note.
C'è poco da fare,
da dire ancor meno.
Non va, lo so.
Il problema è l'aver perso di vista la strada da imboccare perchè qualcosa vada.
L'alloro, purtroppo è già secco, pur essendo trascorso così poco. I processi di natura sono tutti irreversibili, mi ricordava qualche notte fa il mio fido Angelo custode. Quando si dice il peso della verità.
Nuove cose, nuove carte sparse. Lo scenario invece, non accenna a cambiare.
Ma finalmente ho capito cosa sia a rendere questa stanza così infinitamente disordinata: le delusioni.
Mi intralciano la strada nel mio eterno girare in tondo senza comprendere a pieno, nonostante gli sforzi.
Un mondo vacuo, lo stesso di qualche settimana fa, ma nuovi occhi, con nuovi veli mi servono come pasto una realtà indubbiamente scomoda.
Ugualmente vibro, come a non voler proprio imparare la lezione, le lezioni.
La Tua, di discorsi e ramanzine che terminavano sempre con poche riflessioni da parte mia, ma la via della maturità mi era ancora davvero sconosciuta.
E speravo e credevo che non mi sarebbe mancato il tempo di discutere, ma la fine della storia è ormai risaputa.
Le vostre, amichevoli e schiette che ho sempre tentato di arginare, per le sete di controbattere, di potere e volere sempre dire la mia. E purtroppo anche in questo caso l'evidenza del tempo trascorso torna a incidere la mia debole corteccia.
La tua, di discorsi infiniti, sentimenti indefiniti, dubbi, vicoli ciechi, ultimi scalini di gradinate disattente allo scorrere di emozioni ancora una volta unidirezionali. Che sia maledetto. Cosa? Chi? Mi avvalgo a ragione della sacrosanta facoltà di non rispondere.
La tua e gli inviti a tenere occhi aperti, piedi per terra, confidenza ristretta e cari vecchi dialoghi particolareggiati, mai nulla che andasse oltre. Perchè così era giusto e santo, nonostante l'incontrollato proliferare di punti interrogativi nella mia elastica e tenera mente di fanciulla in fiore come una fermata di metro alle 3 del mattino.
E la tua, santo cielo, la tua, che dal basso mi tacci di astuzia scrittoria, di cripticità e doppi sensi lasciati al caso, fasciati da abiti di puntini sospensivi. Sai in realtà fin troppo bene che la paura è forte quando si gioca in tre contro uno in un campo delimitato dal non detto, dal lasciato intendere, da tutto ciò che è venuto alla luce solo grazie alla mia personale capacità investigativa, la mia sete di ripetere quel tanto rassicurante
" sì, lo so. "
E non perchè tu abbia parlato, ma perchè a me i puzzle sono sempre piaciuti, senza che mi curassi troppo del numero di pezzi da rimettere insieme.
Pensieri ingegneristici, non c'è che dire, niente più che uno sfogo.
E fa male capire che la risposta è lontana. Troppo.

martedì, 30 giugno 2009 | in :
La recito come una preghiera, ogni istante della vita, anche quando non so di farlo.
Parole del genere solo in preghiera prendono una forma reale. E si pregano gli esseri umani? Sì.
Compresa ogni virgola, qualunque segno interpuntivo di quella melodia.
Tatuate su ogni mia vertebra, già, proprio quelle tue stesse parole. Ma sai, la vera magia delle canzoni è la possibilità che chiunque le ascolti possa farle proprie.
Ed io di quelle ne ho fatto il mio testamento anzitempo. Qualunque cosa accada.
Nutro sterilità di un'attesa che hai chiamato morbosa e forse non ti sbagliavi, ma che ne sai tu?
Un sottobosco di muschio e funghi al veleno dove tu non sei mai passato, dove non rinvengo le tue orme. Anche tu, come tutti quanti ti sei fermato sulla soglia e davanti al pericolo ti sei schermato di pavide inezie, scuse, specchi per arrampicatori professionisti.
Non starò qui a fartene una colpa,
perchè ricordo La cura e non potrei diversamente.
Eppure avanza il cancro di restare su lidi deserti mentre Ulisse è ripartito senza lasciare che qualche fuoco appena spento.
Cenere, macerie, stracci al vento salato confuso con atomi di lacrime.
Ecco.
E la speranza a questo punto diventa un diritto, inalienabile pretesa di una vita che comunque vada, andrà oltre.
Fuliggine e cicatrici, il migliore degli abiti da indossare, ma non c'è attesa tanto lunga che non valgaa la pena di essere subita, mi dico.
Sbaglio forse, come altre cento volte, ma sento ancora la dolcezza di chi mi ripeteva cosa fosse poi l'esperienza, se non la somma degli errori commessi. Avevi ragione.
Un pallido strale di fuoco mi taglia diagonalmente la stanza e mi poso le labbra su di un braccio ancora brunito. Sento me stessa di sempre e ricomincio la mia attesa.
giovedì, 18 giugno 2009 | in :
Do il buongiorno alla mia alba.
Godo della frescura già pronta ad abbandonare questa superficie riarsa, anche qui che non è deserto.
Ti cerco,
disperatamente
ti rincorro nei sogni.
Sveglia.
Bagnata di lacrime la mia alcova.
Sterile di segreti e desideri.
Lenzuola fresche di bucato,
cuscini di nuovo intenti a leccarsi le ferite
reduci dall'ennesima battaglia.
Tu non puoi capirmi,
e forse vale anche il contrario fino in fondo,
e mi affanno ancora domandandomi ancora chi sia davvero
il debole tra i due.
Ho accolto la Notte raccontando di te,
di noi,
perchè il mondo sappia cos'è Noi per me.
Una sciocca deviazione è stata la tua.
Tu per me,
una patologia.
Un accadimento che quasi muore,
che non chiede permessi.
Non ti sei accorto eppure il dolore mi aspettava da subito lì,
al varco.
Cosa ci lega ancora?
Cosa mi dipinge quella lettera scarlatta sul cuore?
A di addio,
A d'amore che si legge nelle favole,
A di aiuto chiesto al cielo con preghiere incessanti.
A che si perde nei meandri sondati di un asettico alfabeto.
" Neri quei giorni che passano senza di te
quasi convinta che in fondo sia meglio così".
Dentro,
nelle viscere,
ho coscienza che senza di te sarebbe stato un nulla di giorni, mesi,
di sempre.
E non volevo,
ma non è ancora tempo per allentare la presa.
Bruci ancora.
" senza fine
mi copri e scopri come fossi un'altalena"
.

mercoledì, 17 giugno 2009 | in :
Un lumino, tutto quello che mi resta.
un tramestio interno non bene identificato.
Luci amiche, buio fratello di anni che sembravano eterni.
Spazzati via vecchi ricordi, tornati alla mente di nuovi, di aviti.
Acqua lenta nel suo corso lento,
una torre che vomita fuoco a colori, una vita che inizia forse ad usare la punteggiatura.
Tutto quello che mi resta.
Una gonna calpestata, solleticata da piccole schegge di vetri a colori, residuato di bevute in cambio di sorrisi,
in cambio di oblio.
La dimenticanza, nuova dea a cui questo cuore vuole disperatamente votarsi.
Espressione di uno stato di cose oscillante tra lo stantio e le novità che non lasciano spazio alla sorpresa.
Che paradossi, questi miei primi 25, già.
Tutto quello che mi resta.
L'amarezza consueta di un rincorrersi per non trovarsi mai,
non quando sarebbe importante, necessario, utile, proficuo,
buono e giusto, a sentire la Parola.
Tutto quello che mi resta.
Dov'eri mentre cercavo di imprimermi ricordi da narrarti prima che l'alba mi donasse a Morfeo?
Dov'eri mentre il cielo fumoso di festa si affannava a donarsi alla forza della tua assenza?
Dov'eri che ti cercavo anche sapendo quanti fossero i chilometri a dividerci?
Dividerci?
No, non ieri, non da me. Lo spazio ieri ti divideva da uno spettacolo che nessun paio di occhi dovrebbe mai negarsi.
Un piccolo miracolo firmato con due semplici sillabe piene di storia.
Avrei voluto ci fossi, avrebbe dovuto essere così.
Tutto quello che mi resta.
Dov'eri che ti cercavo ed era chiaro che ci saremmo non visti?
Dov'eri che il corpo si muoveva alimentato dalle ennesime vacue speranze di un tuo abbraccio e - o bella, come stai? -
Dov'eri che mi si son stancati gli occhi a furia di cercarti e di vederti dove mai saresti stato?
Tutto quello che mi resta,
ancora una maledetta volta,
sono sogni stirati, piegati e ben riposti un cassetto
che ad aprirlo si fa sempre più fatica.

martedì, 09 giugno 2009 | in :
Mediocremente ispirata. Che sia la fonte mediocre, che siano le mani, non importa.
Blu. Quello sopra la mia testa.
Rancore, voglia di andare oltre ragionamenti, frasi, accadimenti, luoghi, persone e tempi che questa mente proprio non può concepire.
Sole. Abbandonato dall'estate. rimasto indietro in chissà quale emisfero.
Notte. Mi culla, mi rassicura e stanca, a volte, i miei occhi.
Pace. Quando si dice che i miracoli avvengono una volta ogni lustro di millenni.
Acqua. Giù dal cielo senza voler lasciare tregua.
Pallore. Una stagione che non si evolve, una gravidanza a rischio, un parto senza molte speranze di avvenire.
Mancanza. La ninnananna di tanti mesi, di anni, giorni, macerie e stelle rimaste a luccicare sotto le suole di tutti.
Anima. Perduta nei meandri di un cunicolo a forma di anima altrui che si snoda in labirinti e slarghi inaspettati.
Tempo. Chi non ne ha, non ne aspetti.Chi ne ha avuto troppo, protinus vive.
Muri. Pieni eppure vuoti di senso, nonostante risate, pianti, sospiri e temporali.
Stelle. Che non vedo da tanto e che hanno colore scuro e taglio allungato.
Occhi. Di brace e Caronte, di sonno negato e truccati, solo che uno sì e l'altro no.
Magia. Senza formule da recitare, immaginata e piena di riti senza uscita.
Strada. Sotto i miei passi senza luce, casuali, attraverso un cammino di nenia, costantemente uguale.
Mare. Con M di mancanza e magari mio.
Sogni. Mezzi veri e mezzi non li ricordo, lanciati alla rinfusa nell'armadio, perchè a fare il cambio di stagione son sempre gli stessi.
Casa. Dove regna il silenzio e una fiammella flebile, ma sempre accesa. Marmo bianco e nero e orme di pallone sui muri. Ne esiste sempre una per tutti, dicono.
Calore. Che negato si desidera e donato si rifiuta. Non è uguale per tutti, non è la legge.
Mani. Sole, senza tasti ed intrecci, senza anelli e promesse.
Bianco. Di trina e seta, di zucchero e petali e passi lenti lungo una guida rossa, verso il sorriso.
Nero. Sul mio braccio destro e oltre. Che ricordo lo screzio verdeazzurro di ogni vena, ed aspettavo un bacio dischiuso in forme strane e punti interrogativi. Di nuovo sulla scrivania capelli lisci di seta, profumati di fresco e schiuma di bolle iridescenti.Legno di sandalo e rosa damascata.
Ti amo. Senza forma e senso, mittente e destinatario. Lasciato, il senso, alla lenta azione erosiva di un tempo mai schiavo. Senza deleghe e legati, senza fame e affanno, come preghiera raccolta dai rami e portata ad un cielo indefinito di grigi e azzurri.
Come gli occhi inossidabili di mia madre.
venerdì, 05 giugno 2009 | in :
Arrivata l'ora di mettere ordine.
E comunque sia andata, è passata. Pare.
***
Aculei. Pelle bruna tempestata di piccole difese. Veleni travestiti di dolcezza.[ Il mio elevatissimo potere di sintesi letteraria mi porterebbe a contrarre la precedente preposizione in due semplici vocaboli, ma propendo per l'astensione stavolta, altrimenti qualcuno s'incazza, da un capo all'altro della mia amata penisola e mi riferisco a desolate pianure nebbiose e infertili di talento e di contro, sinuosi lidi di sabbia scura ].
A te forse è parso di intravedermi nel fondo edulcorato di una tazza fredda, inerme e inanimata, ma IO SONO quel che tu hai solo supposto e a tempo perso tentato di disegnare.
Malsana, sporca, imperfetta. Come una pianta dalle strane forme famelicamente carnivore.
E se mi imprimerai sulla tua carne, ricorda, sarà per sempre.
Sem - pre.
Il peso di due sillabe del genere
TU
preferisci scaraventarlo dalle vicinanze di una bilancia ad un tavolo verde; giocarle con la sorte, piuttosto che ringoiarle.
E non è mia vocazione, ma al tavolo voglio essere presente:sarò un bravo croupier.
Carta che vince, carta che perde.
E' scaduto il tempo della pietà e delle comprensioni:
- Capisci? -...
- NO. -
E tutto, splendidamente, ad arte.
- Ma che dici? -
Semplicemente: ho spento l'audio e
non mi curo del resto. I voli nel vuoto, di testa, li conosco e non mi fanno alcuna paura.
E se vorrai restare nella tua serra, tra i TUOI amati fiori, controllato da un Napoleone Azzurro (*) che vale più di mille gendarmi
fa' pure, non ti fermerò.
Le mie famose altisonanti sillabe di quel giorno disgraziato?
Spiacente, dovevo aver levato troppe volte il calice col mio Bukowski preferito, quello che l'ultimo bicchiere è il migliore, sempre. Non te la sarai presa?
" per la patria e per la fe', il tutto lice. "
Solo che non ricodo mai chi lo diceva.
( Mi sa Ariosto )
(*)= Vorranno perdonarmi i miei amati G.A.M. per l'indebita citazione, ma ho dovuto farlo perchè il soprannome calza a pennello.
Marò e che bella storia d'ammore.
martedì, 26 maggio 2009 | in :
Sarebbe giusto a questo punto della storia mettere un pò d'ordine, certo, ma bisognerebbe imparare il metodo, prima.
Il prevedibile vicolo cieco,eccolo qua.
La strada improvvisamente interrotta, il cielo smaterializzato e l'impossibilità persino di saltare nel vuoto.
Parole metalliche hanno salutato un risveglio strano, senza aspettative, senza progetti, aneliti, previsioni, presentimenti. In anonimato, con la spossatezza scontata di un giorno afoso e senza punti di chiarezza verso cui rivolgersi. La scrittura si fa tendenzialmente complessa, a voler nascondere uno stato poi così semplice da capire, da esprimere. Interdetta, in un limbo di assenze inspiegabili, di epifanie improvvise che colgono impreparati, spaventano.
Stesso canovaccio, stessa piece, solita sintonia di occhi e ciglia esposte al pericolo della vibrazione emozionale. E tutto intorno l'aria ferma, stagnante, lucida dei soliti buoni propositi, lasciati poi sempre un pò al caso.
Ubris, si diceva ai tempi della scuola.
Ma tra noi, nell'ordito che ci vede scorrere sullo stesso telaio, dov'è quell'unico filo responsabile del tutto?
Non sarà forse vero, come ricordava spesso qualcuno, che il voler dare un nome ai rapporti, schedarli, analizzarne i risvolti, non è poi sempre la cosa giusta da fare?
Ammesso che sia giusto questo, è inevitabile lo scontro con una natura che irrazionalmente folle cerca la razionalità per ingerirla e trasformarla in emozioni. Io sono esattamente così e certi conflitti mi sfiniscono, mi generano un'arrendevolezza contro cui non ho sviluppato difese.
Era solo ieri quando apprezzavo la semplice fluidità del tuo scritto, ma me ne distaccavo contemporaneamente. Perchè non sono capace, perchè non faccio nessun tipo di distinzione tra le situazioni: sempre sulla mia torre, sempre a cannoneggiare. Anche a porta aperta, tra i miei stessi invitati in un giorno di festa.
La sento la dissoluzione;
la sento scorrere lenta, languida, come l'aria afosamente estiva che cerca di giocare a far corrente, fallendo miseramente.
Qui sul vetro, una zanzara attenta al brunito della pelle senza conoscere ragioni ed io mi rivedo così, oggi e a rebour. Auspicabile conseguenza di un certosino lavoro di ricostruzione che non soddisfa, specie quando ad un passo dalla fine l'ultima scheggia non vuol saperne di combaciare.
Normali reazioni da olfatto compromesso.
giovedì, 21 maggio 2009 | in :
Vai via da qui
e la solitudine
diventa un’ombra che
scava nell’anima
e io così
voglio distruggerla
cercando intorno a me
solo la musica...
manchi tu qui con me
non ci sei più e non so più perché
vorrei uscire stanotte,
dimenticare il tuo nome.
Dimmi che
ci sono io per te
in questa vita che
nessuna certezza mi dà,
manda via
la solitudine
finché la musica
solo per noi suonerà.
Parole
camaleontiche
diventano note
scavate nell’anima;
è come se
ogni parola che
parli d’amore
diventi musica...