Finita. E' finita anche stavolta.
E sono viva.
Ancora.
E sono io, nonostante tutto.
Non sento plauso dentro questo cuore di echi e battute da terra di nessuno; sai quello spazio tra proscenio e platea?
Chiusa una pellicola tra tante, la prima di cui sia riuscita a venire in possesso dopo tanto cercare, ti scrivo. Sì, alla fine di tutto ti scrivo; soltanto perchè è un modo per sentirmi meno sola, un modo come tanti per ricordare, per pensare a quel buono che deve necessariamente intervenire a che si continui. L'oltre. Il metaoltre, come tentavo di spiegare l'altro giorno per telefono.
[Rivolge lo sguardo altrove, arrossisce, tossicchia e accenna un sorriso]
Non c'è niente per cui adesso smetterei di fare ciò che è giusto. La musica va a random e come stai?
Qui tutto più o meno bene, a parte quello che sai.
Mi manchi.
In realtà sono molto migliorata, ma non farmi domande. Scusa, ho bisogno di recuperare un pò di tempo perduto. Innanzitutto grazie, per tutto. Non entro nel merito, sai già. Non ti immagini quanto sia andata oltre, sopra ogni cosa nello sbagliare, ma come mi dicevi sempre ho tirato tante somme e ho fatto esperienza. Va meglio, sta' tranquillo. Beh con loro è sempre la stessa storia, ma forse ci si capisce di più, a volte; per il resto sono sempre la solita testarda, che pretendi? Ma niente, certo, come sempre. Ecco perchè ho iniziato il tutto con un grazie. Non è una sciocca formalità: ti dico grazie perchè non hai mai preteso e mi hai regalato, per questo, l'essenza della libertà. Libertà di sbagliare, soprattutto, sopra tutte le altre. Mi sono cacciata in un gran bel pasticcio un anno fa' e so che anche stavolta girerai il viso dall'altra parte per pudore, per quel pudore che ti si dipinge in volto sapendo solo io e te il perchè. Non ti ho giudicato, se non raramente per sciocco spirito di emulazione di bambina e adesso addirittura ti capisco. Segreti solo nostri, per fortuna.
Dicevamo.
Conosci la storia, ne abbiamo parlato a lungo. Volevo dirti anche che giorni fa ho ripercorso quel cammino fino a ripetermi - ce l'ho fatta - davanti ad occhi sonnolenti, occhi distratti, occhi attenti alla strada e occhi pienamente comprensivi: stringendomi forte una mano mi hanno concesso quella cascata silenziosa di conferme che necessitavo. Brillante davvero come valzer, non c'è che dire. Guarda che li ricordo ancora i passi, anche se non sogno più gli abiti da principessa; è come quando impari ad andare in bicicletta o a salire e scendere le scale. A pattinare, per esempio. Dio che buffa che ero... Ma mi piaceva tanto e anche a te... In quel parco ognuno di noi si riappropriava dei propri sogni e per quanto mi riuscisse difficile capirti e si facesse strada in me una primitiva forma di incomprensibile gelosia, adesso capisco. E quindi ancora grazie. E quindi scusa l'invadenza del mio silenzio e delle mia sopracciglia corrugate e inquisitorie; non sapevo ancora. Le donne intuiscono soltanto da bambine, capire è lo scalino successivo.
Padre e figlia, non c'è dubbio.
Non ho bisogno di foto e ricordi per averne certezza, siamo sempre stati io e te. E Lei, certo.
- tale e quale a mammà, sta piccerella. -
Non credo, sai? Manca la fantasia. Mi manca la sua fantasia, o forse è orientata diversamente, credo a complicarmi la vita. Com'era?...Ufficio complicazioni affari semplici, no? Anche io sono un pò così: da brava medaglia ho due lati; giorno e notte.
Accidenti alle mie divagazioni.
Una bella esperienza, certo. Facce amiche, la sua consueta e fraterna compagnia in ogni avventura, specie se rischiosa; il sorriso di una moderna Signora d'altri tempi, regale e silenziosamente vicino a tutte le distanze tra me e me stessa; poi la croce e delizia. Non dici niente: capisci soltanto dallo sguardo il male che sento. Mi sento sporca, lo sai, ma non riesco a combattere. Se non sono riuscita a dare una spiegazione esaustiva a quel certo metaoltre, è perchè ci sono dentro fino al collo. E non è questione di possibilità, ma molto peggio: la volontà. Ok, sarò sincera: il cuore. Breccia aperta e braccia chiuse, la caduta è libera. Mi mette non poca soggezione doverti raccontare il tutto, ma con un cenno mi dici che non serve. E' tanto che cerco di spiegare a tutti, me in testa, ma non se ne viene a capo. Ci sarebbe poco da dire e molto da sentire; un rumore assurdo, per fartela breve. Non ti chiedo risposte, nè soluzioni; ciò che è giusto è assolutamente dietro l'angolo, anzi davanti allo specchio ogni mattina che mi consumo gli attimi tra una boccata e l'altra inventandomi a tavolino le ragioni per sorridere. Mi sono martoriata la mente e quel film mi ha fatto di nuovo aprire gli occhi su questa gigantesca e ondeggiante impossibilità di eventi , proprio mentre per una volta qualcuno mi rivolgeva la tenera attenzione di una carezza sulle mani, stavolta nè ghiacciate, nè tremanti. Chiudo gli occhi mentre ti parlo e sento dalla cucina il ribollire della caffettiera:
- correggo anche il tuo con la sambuca? -
Grazie, è amara, ma servirà a farmi sentire lucida, oltre che sveglia. Ah, che buono il tuo caffè. Insuperabile per dosi, equilibri e conforto. Lo mando giù pian piano e socchiudo gli occhi, soddisfatta al pensiero di chi adesso trova quello stesso potere consolatorio nel mio di caffè. Quando si dice aver imparato dal migliore.
In questi anni ho fatto tante di quelle figuracce tutte le volte che ho scordato certe tue ammonizioni... - Sii te stessa e domina le emozioni. - E facevo tanti caffè per pensare.
Non fare quella faccia se soltanto adesso ti dico che hai ragione, è sempre la solita storia dello scalino successivo all'intuizione di una bambina che deve crescere. Ha vinto e gliel'ho lasciato fare, non ho opposto difese, barriere, compromessi, come invece ha fatto lei. Ho sperato di soppiantare l'idea di Maria Elèna.
E non ridere, che mi fai sentire ancora più stupida e di seguito star male. Sapevi ogni cosa tu, e non era tuo compito avvertirmi; dovevo andare dritta contro l'ostacolo. E so anche quanto sapessi già che lo sbaglio non mi avrebbe evitato di sbagliare di nuovo. Avrò stancato anche te con questo stramaledetto copione. Ma ormai son venuta su così. Te l'ho già detto che mi manchi? Sbrigarsela da soli, dopo aver vissuto sotto ali come le tue non è affatto semplice, anche se sei sempre stato sicuro e convinto che non avrei avuto problemi.Volevi i passi aggraziati e sicuri di una giovane con lo spirito reso nobile dai libri, dalla cultura. Eccome se ti sento, - studia, piccere', studia sempre - . Beh, mi sono sempre chiesta se tutto questo non fosse stato solo un errore di calcolo da parte tua. Le fragilità restano ancorate saldamente nel mio profondo, per ciò che sai e soprattutto per ciò che non sai e che non chiedi per paura.
La mia risposta è sì. Tutto vero.
Ma lascia stare, non vale la pena che ti incupisca, adesso che più che mai ho bisogno di te; non voglio che ti senta in colpa o turbato per qualcosa di cui io ho scelto di tenerti all'oscuro. Forse in questo non hai sbagliato i tuoi calcoli, se non altro, vedi? Mi hai insegnato tu a tacere quanto più possibile dei sacrifici, dei dolori e delle ansie senza soluzione, a cercare il buono in ogni cosa, anche se ora m'innervosisco se lui tenta di ripropormi il gioco. Sarà perchè come dice il mio angelo saggio - è 'nu storto - , sarà perchè sono permalosa e ho messo via da tempo i giocattoli, con aria stizzita da signorinella con manie un pò da sciantosa, ricordi? Ti facevo tanto ridere, eppure l'amarezza di vedermi avvicinare davvero al mondo dei grandi te l'ho sempre vista dipinta in faccia. Non mi hanno mai mentito i tuoi occhi.
Mi manchi. Lo ripeto per sentirmi più salva, perchè così per paradosso, mi abbandona la tristezza, la consistenza e la consapevolezza piena del baratro che ci ha divisi.
Non volermene di tutto questo, stammi solo accanto, aiutami a dimostrare a tutti, a lui, che Alis continua anche senza piume, che non sarà il sentirmi sola a far sì che lo sia davvero, anche quando sorrido piena di lustrini, ballando circondata del mio prato di sorrisi preziosi e di quei colori di cui amo "impiastricciarmi" , per citarti tra una lacrima e un sorriso. Ricopri della nostra polvere magica la mente, così che possa costruire nuovi sogni e crescere avendoli sempre più o meno visibili nel mio orizzonte. Rendi ferme le mie mani piccole e violentemente forti, nervose e tremanti, calmane i pruriti ingiustificati e improvvisi. e se non sarai troppo stanco, ancora una volta guariscimi l'anima.
Mi manchi, te l'ho gia detto.
Tua per sempre,
Piccerella