martedì, 01 dicembre 2009 | in :

Consumato l’ultimo tratto di candela;

finito di piovere dentro e fuori dal cuore.

Enigma risolto.

Pur se lentamente, la fiducia abbandona anche i cuori più duri a capire.

Pian piano però, come dire a fuoco lento.

E chi ha tempo, non ne aspetti.

Non ci sarà mai la perfezione di uno scatto capace di imprimere su pellicola e tra le pieghe del tempo la parabola di un cuore. Che ascenda o no, non è importante.

Non ci sono parole tanto lunghe o tanto difficili per spiegare.  Nessuno capisce, nessuno legge il metaoltre.

Fuori da certi sciocchi scambi, da ovvie corresponsioni di sentimenti meno che infantili.

Fuori,

nei polmoni della libertà esiste un mondo infiltrato di umidità lacrimale,

un mondo di sporgenze e rientranze dove accade ogni cosa, ma nessuno  ne sa,

ne vuole parlare.

Esiste un sole che fa sempre il conto alla rovescia fino all’ora di sparire,

esistono ali gravide di rugiada, pronte a spiccare quel volo che disseta l’erba.

Forse è quello stesso mondo in cui chiunque ha piccoli e lucidi bottoni neri al posto degli occhi;

eppure non esiste perfezione là.

Ogni muro è intriso degli stessi sbagli, delle parole, dei passi più terrestri;

ma chiunque ne apprezza il silenzio, la pace.

Quiete di rumori in accordi perfetti,

requie di caos orchestrato.

E’ lì che si potrebbero cercare quegli spunti cari ai fotografi, te compreso.

E’ soltanto lì che si viene a capo di tutti quei  - capirai -  insoluti, che sembrano pizzichi di sale sulla monotonia.

Aurora boreale, stagioni rovesciate,

si vive solo al crepuscolo.

Al crepuscolo si coltivano sogni, si costruiscono case con la magia.

Case solide, fatte di alchimia e chiarezza.

Ognuno ha le sue chiavi e decide se e come, e quando a volte. Il governo è solo quello di sé,

quello della mente. Anche se sragiona.

Tutto questo è fuori.

Dal dolore che non c’è,

dalle difficoltà inconsistenti che fanno il soletico al tempo,

dalle pedine che non si ha il coraggio di mangiare, anche se obbligati dalle regole.

Esiste chi lo ha visto, chi ne parla, chi ne scrive,

chi tenta di ricrearlo, quel mondo.

**************************

 

E a reggere corde marcite nelle mani per le troppe lacrime, resto ancora e soltanto io.

Chiunque cambia lato, gira la testa, ostenta concentrazione ed interesse.

Io sola,

raminga di pelle,

vorace di spirito e follia,

non ho più petali da spogliare

e ho lasciato alle spalle la stagione delle margherite.

Assorta nella fine di giorni senza luce,

lascio sempre che arrivi quest’ora

per farmi cullare dal fumo in volute,

come dire le braccia più sicure, ormai.

[ Fuori chiamano Piero ]

Non ci sono note che mi lascino il cuore libero di sobbalzare.

Abbandonata  dallo stupore.

Senza più meraviglia a legarmi le stringhe del corsetto.

Sola, semplicemente.

Neanche il caro vecchio tentativo di comprensione.

Sul letto, un biglietto distratto dell’ennesimo amante trovato dal rigattiere:

" Con te è stato, con lei sarà il caso.

Sarà meglio. "

Piove di nuovo.

theicequeenbynephaniahai4.jpg

 

alisenzapiume @ 00:04 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 25 novembre 2009 | in :

Forse sono solo stanca. Così tanto che quella barca resterà per sempre solo uno schizzo su un foglio svagato. Non mi solleva fare della filologia sul nostro caso, non la farò.

Che assurdo aggettivo: ma quale - nostro - , ma quando mai.

Di noi non c'è mai stata più che un'ombra, di quelle che si allungano di autunno o giù di lì.

Io l'ho lasciato in pace il destino, non ho fatto mai domande particolari, temendo le risposte. E non è valso a n iente, se non a farlo accanire contro un progetto che ha visto bene di arenarsi come fosse una zattera;

si è trattato di un errore di calcolo,

ancora una maledetta volta,

ancora incidentalmente da parte mia.

Perchè vedi anima mia, io credevo si trattasse di un vascello, di una portaerei, di legno e acciaio tanto forti, e invece mi ritrovo con tutto alla deriva, sperso, in mezzo alle peggiori onde.

La speranza che mi ha accompagnato mi ha lasciato credere che ci fossero risposte diverse,

che per una volta non fosse competenza del destino intervenire.

E invece la tempesta è continuata per ore,

un anno e rotti.

Adesso che s'intravede la spiaggia, non bianca,

non quella da film,

un deserto sconfinato piantato in mezzo ad un mare tanto salato da somigliare alle lacrime,

 ho capito che il ministero intervenuto nella faccenda è quello giusto,

quell'unico che avrebbe potuto causare il naufragio.

Se è andata così, dicono che era già stato messo in preventivo che proprio così andasse,

ma io di queste stupide leggi non mi persuado mai,

non posso farlo, se almeno a me stessa voglio restare fedele.

Mancanza, sempre la stessa storia.

Percezioni interrotte,

un male duplice, una doppia lama che ti taglia e mi logora,

due belve: una addenta e l’altra strappa.

Vorrei che tornasse ciò che sei stato, e non dico eri perché l’imperfetto è tanto vero da angosciarmi;

ma come potrei lasciare che la diga si apra, che defluisca via quello che sento da tutto questo tempo?

Non posso e non devo dimenticare, perché non sono Lui,

a me il naufragare non è tanto dolce in un mare straniero, in cui il solo colore mi ricorda la profondità del nemico:

Sì, Dree, il mio nemico ha occhi profondi come il mare e vive rimestando  sabbia dorata con le onde.

Certi spettacoli  anche se visti dalla superficie, quando sei reduce di naufragio non li sostieni. Lo sguardo va oltre. Va oltre, non si abbassa. Non il mio. Non ho paura di quella profonda soddisfazione che fluttua in quell’ azzurro come di vetro, perché qualunque essa sia, non mi apparterrà mai.

Per nascita. Per rango.

Non profondo nobiltà dai pori gratuitamente, né millanto blasoni e sigilli, semplicemente testo capacità che  mi appartengono tanto quanto sono aliene a due come voi.

“ Bassa manovalanza del Padre Eterno”, dice quella perla di saggezza che non è altra.

Il suo profondo, insondabile come quei posti abitati da mostri travestiti da pesci e il mio,

quelli vanno temuti. Per tanti colori immaginati sui nostri fogli, nell’abisso delle nostre penne esiste un nero di fondo tanto denso quanto la difesa di una seppia;

e come seppie noi  ci difendiamo con l’inchiostro.

Perdono se non escono più fiori dalla mia penna, ma non a te,

perdono a me stessa.

Soltanto io ho vissuto del mio inchiostro, soltanto in pochi comprendono quello che scrivo,

quello che sento prima di scrivere. Il male che fa dover lasciare andare ogni scritto. Come un figlio, l’unico tipo di maternità concessa ,

riconosciuta,

certificata.

Come quando volevo un cane e mia madre mi regalò un fermaporta di quella forma e disse che era l’unico tipo di cane che mi sarebbe stato concesso di possedere.

Perdono, spero, da implorare a me stessa per l’amarezza inespressa davanti a eventi del genere, episodi,

buttati lì, perché la pausa caffè arriva anche per Dio; e allora getta un attimo via la penna sul foglio

e nascono storie di deviazioni così;

gli schizzi del disegnatore,

le arie di Mozart,

un delirio di Calvino,

il nome, il naso.

 

alisenzapiume @ 00:04 | commenti (popup) | commenti
sabato, 14 novembre 2009 | in :

Si tengono per mano le parole. Strette l'una all'altra. La più solidale delle catene per descrivere, celebrare il baratro che s'intravede. 

L'inizio della fine recitavano quelle parole.

Il valore delle profezie di chi il male lo ingerisce, ecco cos'è.

Rileggere falsità impresse nella memoria e sulla carta è doloroso più di qualunque assenza, di mancanze e rimorsi.

Così non c'è giustizia.

Non è difficile comprendere le ragioni del cuore da un lato, ma dall'altro, la cosa più complessa è capire le ragioni di una mente in acciaio, anche solo per certe cose.

La discontinua sequenza di gesti insensati si può solo combattere. Non c'è arte senza armonia. Non si è mai vista l'arte, solo millantata.

Eppure si sente nello stomaco quanto l'importanza di un lago sia nel fondo e non in quegli sciocchi cerchi concentrici di superficie, d'aspetto. Le forme sono altre; le stesse di cui si è scritto,

le forme celebrate dalle penne, dai pennelli, dagli scalpelli,

dal proscenio. Attori e attrici, niente oltre. 

Presenze abituate a indossare castelli di imposizioni, a usare la mente soltanto a colpi di burocrazia e doveri.

Nessuno più col coraggio di ammettere che ci si veste solo di prese di posizione, di alibi, di disturbi senza alcun fondamento.

Il burattinaio,

quel padre paziente,  dalle guance paciose e d'esperienza  sa sempre dove mettere mano.

Un ritocco per far rosseggiare quelle labbra spente dal tempo,

un minuscolo perno per rendere giustizia ad un braccio troppo attivo,

una ravviata a quella stoppa bionda e scarmigliata oltremodo.

Il viso corrucciato, la fatica che appesantisce gli occhi; la bocca acconciata con un improbabile segno di disgusto affatto celato. Lui, il padre paziente.

Chiunque si rivolta contro i propri frutti.

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alisenzapiume @ 22:03 | commenti (popup) | commenti
martedì, 03 novembre 2009 | in :

La mia testa.
quanto ho da dire io stessa non lo so. Rimugino da così tanto che è marcito quasi tutto.
Ingannevole il cuore sopra ogni cosa. Mi dimentico sempre di maledirlo quanto dovrei; complica soltanto.


Con te, per esempio. Amici? Così sia.
A che scopo alambiccarsi il cervello e i giorni, anche se sono di pioggia e freddi più dentro che fuori? Come sempre.
Parlare e sparlare di te, della tua migliore abitudine, quella della fuga. Semini e scappi via, incurante delle sorti dei germogli.
Non ricordi che è sempre la peggiore semenza ad attecchire? Sono qui per questo.
Non azzardo parole e pronostici. Stasera non ne voglio e per una volta, mi dichiaro stanca.
Ogni cosa deve tornare al suo posto, ai tempi in cui ti trattavo come una " sciocca infatuazione ".
Nessuno dei miei Harold ci ha mai creduto, però.
Comunque finisca, di te ricorderò sempre le assenze,
il tuo nome che aleggia tra muri che si tappano le orecchie. Stanchi. Persino loro.
                                           
***

Con te per esempio. Sentimenti a tempo perso, cuore a tempo, palpiti sindacalmente concessi. Ecco tutto.
A colpi di squadretta,tra un folletto e una foto senza senso e con mille interpretazioni,un impegno e l'altro.
- Devo chiudere, ti prego, non mi dire niente...-
Ma cosa cazzo mai potrei dirti davanti a tutto questa pioggia?
Non è colpa tua. Sbagli su sbagli, altro che Everest.
Da subito la fortezza è stata costruita su fondamenta intrise d'acqua, ecco tutto.
Lacrime,altrimenti dette. Quando? Mentre la spensieratezza mi prendeva a calci nelle gengive, raccontavo.

Sono riuscita a tenere con le mani uniti due pezzi di carne da trentacinque ago e filo,
ma i lembi del mio stesso cuore,
quelli proprio no.

alisenzapiume @ 00:04 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 27 ottobre 2009 | in :

Mescola e porta pazienza. Anche se il sole sparisce piano e con silenzio, porta pazienza.

Ho messo dentro sogni e luce di un tempo di quattro stagioni fa’. Mescola e porta pazienza.

Sogni e risate appese ai capelli di tante lunghezze e colori fa’, dolenti e malati. Mescola e porta pazienza.

Erba verde e maledetta, sorrisi che non credo e scoperte tra polvere e libri. Mescola e porta pazienza.

Una data fallace, pigmenti bugiardi, angoli della mia bocca votati all’ingiù. Mescola e porta pazienza.

Caffè caldo di mezzo pomeriggio e tisane di veleno per accompagnare Morfeo. Mescola e porta pazienza.

Cibo preparato in absentia e anelli messi via per mani nude e terrestri. Mescola e porta pazienza.

Volute di fumo naturale e blu, scalini di piazza e calze smagliate. Mescola e porta pazienza.

Una striscia di pelle verde, un campanello e Sua grazia delle Tristezze. Mescola e porta pazienza.

Grigio di antracite e un albero di limoni tra nuvole basse e incinte di pianto. Mescola e porta pazienza.

Incanti svaniti, formule salmodiate nel buio di un letto e pagine mute.Mescola e porta pazienza.

Una sciarpa cangiante di rosa, un bacio da sotto in su, un bicchiere e il mare. Mescola e porta pazienza.

Occhi colore del cielo e lana verde bosco tra sorrisi e fine anno. Mescola e porta pazienza.

Ricordo di lacrime e addio, di passione e follia, di maschere e mai più. Mescola emporta pazienza.

Inchiostro sulla pelle, brunito d’estate e un girasole tra i capelli. Mescola e porta pazienza.

Occhi scuri e profondi, sorrisi stretti e parole perse su binari consumati. Mescola e porta pazienza.

Amuleto di stoffa e cannella, profumo di sangue e ametista. Mescola e porta pazienza.

 Un chiodo di garofano  e una scatola di bugie e paure.

Un mai travestito da sempre.

alisenzapiume @ 17:40 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 25 ottobre 2009 | in :

Vivo di questo e non ho paura di ammetterlo. Ispirazioni  simili a lampi, quindi forse non ispirazioni reali.

Una festa di colori, fantasia, magia mischiata ad irresponsabilità folle. Questo è il punto di ieri, ma mentre scrivo è oggi. C’è solo una luce gialla tra me e te in questo momento e interminabili kilometri messi ordinatamente gli uni dietro gli altri. Scolari in fila al primo giorno di scuola. Nuovaclasse, vecchio edificio.

 Ma che cosa importa? Ho sempre saputo andare oltre tutto quello che non andava di me e di te, sarà solo questione di ripetere la procedura.

 Adesso sta’ zitto.

Non mi interessano le scuse, né la bravura con cui hai mescolato ali e colori, sogni e realtà, passato e presente. Mi interessa soltanto che tu sia tramite tra me e una dimensione di luci e candele rosse mischiate alla penombra.

Tu immagini mondi, io creo magie.

Non ho dimenticato il valore della perizia, io stessa mescolavo nel mio sacrosanto ordine profumi presi dalla natura per cercare il valore aggiunto della vita ,l’ingrediente mancante. Ho scritto infiniti, ho cucito abiti interi, mantelli di sogni ed ermellino, modificato il corso di ciò che non andava. Ho guardato soddisfatta tutta l’arte messa da parte in anni di silenzio e di -verrà il momento-. Non mi fai paura. Non me ne fa l’indifferenza con cui tratti il mio esistere in te a giorni alterni, quasi fossi una targa. Non mi stupisco neppure del tuo trattarmi come fossi parte del tuo lavoro, come un cartellino da timbrare.

Non ti biasimo, si chiamano errori di calcolo; pare che ogni essere umano ne resti vittima nell’agire. Sogna, sogna ad occhi più o meno aperti, e nel mentre io di te faccio teatro, nel mentre tutto è messo in piazza come uno spettacolo, e vesto i panni di quel tale Stregatto e la città ride delle mie pieces e dei miei burattini.

Migliore interpretazione della mia non esiste, perché dove non ha potuto agire conoscenza, sono corse intuizione e fantasia e ho centrato il senso, lo sanno tutti. Anche tu e la soggezione dei tuoi silenzi quando ti accorgi che mi dici qualcosa che già so.

Sono amare le espressioni delle mie maschere e dietro ogni cenno di sorriso si nascondono abissi. Ho imparato da te il valore di una maschera,

ho imparato da te il dolore delle bugie,

da te i flussi di cuore usa e getta,

quelli da rendere dimenticanza all’occorrenza,

quelli che si sciolgono sotto la lingua, per quando non hai acqua per l’assunzione.

Scrupoli: nessuno dei due ne ha mai avuto. Mi includo perché devo, perché aveva ragione il mio saggio amico dagli occhi maliziosi: o non sarebbe dovuto essere, o sarà in pieno. Fine della colpa per me. Ho sempre parlato di concorso di colpa e stavolta sottoscrivo. Ma tu, dico, capirai mai l’essenza dell’accaduto, oppure di nuovo penserai a fine di ogni settimana che se c’è spazio non sarà male farmi riposare per due giorni nel fondo di un fascicolo?

Quello che accade ogni secondo tra due come noi non merita errori di calcolo, non merita sottovalutazioni sciocche. Non sono una di loro, da poter collocare indifferentemente su un livello, piuttosto che nel fondo di un prato di felicità a buon mercato.

SONO VIVA,

di luce e pioggia,

di ratio e sentio,

di braccia e profumo,

di pelle e saliva.

SONO VIVA,

come non ti capita da secoli,

SONO VIVA ,

e non mi viene sonno solo perché c’è luce spenta nella stanza in cui mi trovo.

I miei occhi sono allenati al buio.

SONO VIVA,

intelligo,

respiro,

capisco

e odio.

SONO VIVA,

e non mi confinerai in una torre chiamata week- end. Oppure fine.

 

alisenzapiume @ 02:21 | commenti (popup) | commenti
sabato, 24 ottobre 2009 | in :

Finita. E' finita anche stavolta.

E sono viva.

 Ancora.

E sono io, nonostante tutto.

Non sento plauso dentro questo cuore di echi e battute da terra di nessuno; sai quello spazio tra proscenio e platea?

Chiusa una pellicola tra tante, la prima di cui sia riuscita a venire in possesso dopo tanto cercare, ti scrivo. Sì, alla fine di tutto ti scrivo; soltanto perchè è un modo per sentirmi meno sola, un modo come tanti per ricordare, per pensare a quel buono che deve necessariamente intervenire a che si continui. L'oltre. Il metaoltre, come tentavo di spiegare l'altro giorno per telefono.

[Rivolge lo sguardo altrove, arrossisce, tossicchia e accenna un sorriso] 

Non c'è niente per cui adesso smetterei di fare ciò che è giusto. La musica va a random e come stai?

Qui tutto più o meno bene, a parte quello che sai.

Mi manchi.

In realtà sono molto migliorata, ma non farmi domande. Scusa, ho bisogno di recuperare un pò di tempo perduto. Innanzitutto grazie, per tutto. Non entro nel merito, sai già. Non ti immagini quanto sia andata oltre, sopra ogni cosa nello sbagliare, ma come mi dicevi sempre ho tirato tante somme e ho fatto esperienza. Va meglio, sta' tranquillo. Beh con loro è sempre la stessa storia, ma forse ci si capisce di più, a volte; per il resto sono sempre la solita testarda, che pretendi? Ma niente, certo, come sempre. Ecco perchè ho iniziato il tutto con un grazie. Non è una sciocca formalità: ti dico grazie perchè non hai mai preteso e mi hai regalato, per questo, l'essenza della libertà. Libertà di sbagliare, soprattutto, sopra tutte le altre. Mi sono cacciata in un gran bel pasticcio un anno fa' e so che anche stavolta girerai il viso dall'altra parte per pudore, per quel pudore che ti si dipinge in volto sapendo solo io e te il perchè. Non ti ho giudicato, se non raramente per sciocco spirito di emulazione di bambina e adesso addirittura ti capisco. Segreti solo nostri, per fortuna.

Dicevamo.

Conosci la storia, ne abbiamo parlato a lungo. Volevo dirti anche che giorni fa ho ripercorso quel cammino fino a ripetermi - ce l'ho fatta -  davanti ad occhi sonnolenti, occhi distratti, occhi attenti alla strada e occhi pienamente comprensivi: stringendomi forte una mano  mi hanno concesso quella cascata silenziosa di conferme che necessitavo. Brillante davvero come valzer, non c'è che dire. Guarda che li ricordo ancora i passi, anche se non sogno più gli abiti da principessa; è come quando impari ad andare in bicicletta o a salire e scendere le scale. A pattinare, per esempio. Dio che buffa che ero... Ma mi piaceva tanto e anche a te... In quel parco ognuno di noi si riappropriava dei propri sogni e per quanto mi riuscisse difficile capirti e si facesse strada in me una primitiva forma di incomprensibile gelosia, adesso capisco. E quindi ancora grazie. E quindi scusa l'invadenza del mio silenzio e delle mia sopracciglia corrugate e inquisitorie; non sapevo ancora. Le donne intuiscono soltanto da bambine, capire è lo scalino successivo.

Padre e figlia, non c'è dubbio.

 Non ho bisogno di foto e ricordi per averne certezza, siamo sempre stati io e te. E Lei, certo.

- tale e quale a mammà, sta piccerella. - 

 Non credo, sai? Manca la fantasia. Mi manca la sua fantasia, o forse è orientata diversamente, credo a complicarmi la vita. Com'era?...Ufficio complicazioni affari semplici, no? Anche io sono un pò così: da brava medaglia ho due lati; giorno e notte.

Accidenti alle mie divagazioni.

Una bella esperienza, certo. Facce amiche, la sua consueta e fraterna compagnia in ogni avventura, specie se rischiosa; il sorriso di una moderna Signora d'altri tempi, regale e silenziosamente vicino a tutte le distanze tra me e me stessa; poi la croce e delizia. Non dici niente: capisci soltanto dallo sguardo il male che sento. Mi sento sporca, lo sai, ma non riesco a combattere. Se non sono riuscita a dare una spiegazione esaustiva a quel certo metaoltre, è perchè ci sono dentro fino al collo. E non è questione di possibilità, ma molto peggio: la volontà. Ok, sarò sincera: il cuore. Breccia aperta e braccia chiuse, la caduta è libera. Mi mette non poca soggezione doverti raccontare il tutto, ma con un cenno mi dici che non serve. E' tanto che cerco di spiegare a tutti, me in testa, ma non se ne viene a capo. Ci sarebbe poco da dire e molto da sentire; un rumore assurdo, per fartela breve. Non ti chiedo risposte, nè soluzioni; ciò che è giusto è assolutamente dietro l'angolo, anzi davanti allo specchio ogni mattina che mi consumo gli attimi tra una boccata e l'altra inventandomi a tavolino le ragioni per sorridere. Mi sono martoriata la mente e quel film mi ha fatto di nuovo aprire gli occhi su questa gigantesca e ondeggiante impossibilità di eventi , proprio mentre per una volta qualcuno mi rivolgeva la tenera attenzione di una carezza sulle mani, stavolta nè ghiacciate, nè tremanti. Chiudo gli occhi mentre ti parlo e sento dalla cucina il ribollire della caffettiera:

- correggo anche il tuo con la sambuca? -

Grazie, è amara, ma servirà a farmi sentire lucida, oltre che sveglia. Ah, che buono il tuo caffè. Insuperabile per dosi, equilibri e conforto. Lo mando giù pian piano e socchiudo gli occhi, soddisfatta al pensiero di chi adesso trova quello stesso potere consolatorio nel mio di caffè. Quando si dice aver imparato dal migliore.
In questi anni ho fatto tante di quelle figuracce tutte le volte che ho scordato certe tue ammonizioni... - Sii te stessa e domina le emozioni. - E facevo tanti caffè per pensare.

Non fare quella faccia se soltanto adesso ti dico che hai ragione, è sempre la solita storia dello scalino successivo all'intuizione di una bambina che deve crescere. Ha vinto e gliel'ho lasciato fare, non ho opposto difese, barriere, compromessi, come invece ha fatto lei. Ho sperato di soppiantare l'idea di Maria Elèna.

E non ridere, che mi fai sentire ancora più stupida e di seguito star male. Sapevi ogni cosa tu, e non era tuo compito avvertirmi; dovevo andare dritta contro l'ostacolo. E so anche quanto sapessi già che lo sbaglio non mi avrebbe evitato di sbagliare di  nuovo. Avrò stancato anche te con questo stramaledetto copione. Ma ormai son venuta su così. Te l'ho già detto che mi manchi? Sbrigarsela da soli, dopo aver vissuto sotto ali come le tue non è affatto semplice, anche se sei sempre stato sicuro e convinto che non avrei avuto problemi.Volevi i passi aggraziati e sicuri di una giovane con lo spirito reso nobile dai libri, dalla cultura. Eccome se ti sento, - studia, piccere', studia sempre - . Beh, mi sono sempre chiesta se tutto questo non fosse stato solo un errore di calcolo da parte tua. Le fragilità restano ancorate saldamente nel mio profondo, per ciò che sai e soprattutto per ciò che non sai e che non chiedi per paura.

La mia risposta è sì. Tutto vero.

Ma lascia stare, non vale la pena che ti incupisca, adesso che  più che mai ho bisogno di te; non voglio che ti senta in colpa o turbato per qualcosa di cui io ho scelto di tenerti all'oscuro. Forse in questo non hai sbagliato i tuoi calcoli, se non altro, vedi? Mi hai insegnato tu a tacere quanto più possibile dei sacrifici, dei dolori e delle ansie senza soluzione, a cercare il buono in ogni cosa, anche se ora m'innervosisco se lui tenta di ripropormi il gioco. Sarà perchè come dice il mio angelo saggio - è 'nu storto - , sarà perchè sono permalosa e ho messo via da tempo i giocattoli, con aria stizzita da signorinella con manie un pò da sciantosa, ricordi? Ti facevo tanto ridere, eppure l'amarezza di vedermi avvicinare davvero al mondo dei grandi te l'ho sempre vista dipinta in faccia. Non mi hanno mai mentito i tuoi occhi.

Mi manchi. Lo ripeto per sentirmi più salva, perchè così per paradosso, mi abbandona la tristezza, la consistenza e la consapevolezza piena del baratro che ci ha divisi.

Non volermene di tutto questo, stammi solo accanto, aiutami a dimostrare a tutti, a lui, che Alis continua anche senza piume, che non sarà il sentirmi sola a far sì che lo sia davvero, anche quando sorrido piena di lustrini, ballando circondata del mio prato di sorrisi preziosi e di quei colori di cui amo "impiastricciarmi" , per citarti tra una lacrima e un sorriso. Ricopri della nostra polvere magica la mente, così che possa costruire nuovi sogni e crescere avendoli sempre più o meno visibili nel mio orizzonte. Rendi ferme le mie mani piccole e violentemente forti, nervose e tremanti, calmane i pruriti ingiustificati e improvvisi. e se non sarai troppo stanco, ancora una volta guariscimi l'anima.

Mi manchi, te l'ho gia detto.

                                                                                                                           Tua per sempre,

                                                                                                                     Piccerella

alisenzapiume @ 02:28 | commenti (popup) | commenti
giovedì, 08 ottobre 2009 | in :

L'incertezza dei colori.

Blocco ed interdizione ad indossare la vita.

Gli ultimi ordini impartiti.

E sono pronta ad obbedire. Non c'è nessun'altra scelta.

Eppure non riesco a non pensare a quanto labile sia il confine tra le sfumature,tra quanto un rosso somigli poi a quel viola di cui spesso ti ho parlato.

Ma oggi non voglio sentire ragioni, resto in ascolto verticale, come lei, l'unica superstite del tentativo di cooperazione amichevole anti solitudine.

Sospesa a fluttuare in regime di risparmio delle forze,

continuamente in ascolto sempre dei soliti stimoli sbagliati, degli stimoli di cui meno mi importa in realtà,

di tutto ciò che l'esterno impone e a cui guardo immersa i volute di fumo.

Che si vada avanti, in qualche modo,

dicono tutti così.

E forse quel momento che annunciavi profeticamente è arrivato, forse col cambio di stagione e di abiti sarà dismesso anche quel pezzo superfluo, il bottone di ricambio dell'ennesimo cappotto.

Ho freddo, ma voglio ancora stare senza bottoni.

alisenzapiume @ 14:59 | commenti (popup) | commenti
martedì, 22 settembre 2009 | in :

Bentornata Madama,

non mi hai mai abbandonato  eppure a volte, nell’incoscienza, ho sentito la tua mancanza.

Non per copiare il titolo di una pellicola di qualche tempo addietro, ma ancora un volta nella MIA pellicola, mi trovo a dire e a pensare

Buongiorno Notte.

Tu che mi vedi studiare, interrompere improvvisamente il dovere per un qualcosa che partì come piacere e divenne obbligo. Respira torture. Adesso.

Si rompe la quiete per un altro trillo maledetto. La mia condanna, già. Immeritata, forse non del tutto. Come tutti i traguardi, anche l’inferno ce lo si suda e certo io non faccio eccezione.

Dove sei quando tutto tace al di fuori e anche l’ultima saracinesca cede al sonno meritato?

Dove sei quando ogni cosa ti sembra insormontabile perché non riesci a rompere il guscio di madre noce?

Dove sei quando a domanda ti risponde Silenzio?

Dove sei quando necessiti di un farmaco che sia difesa e attacco?

Dove splendi quando sono mesi che non scrivo più luce?

Bentornata Madama,

sovrana di scritti criptici ed assenti che si nutrono di ragnatele e passi falsi.

Parole che mi si vorrebbero imprimere a fuoco e inchiostro ma che rifiuto al netto, che mastico e risputo rinnovate, perché così è sempre stato.

Dove sei cinquantaquattro volte in ogni mia ora?

Io non conosco il Genio, questo sconosciuto;

 io non intendo e voglio, io respiro e fumo, vivo e vegeto e

sana e salvia.

A farsi fottere anche il blu, in angoli, grandangoli e teleobiettivi.

Non sento stelle camminarmi addosso e non basta più uno scampolo di calore per tenere vive fiamme altrui.

La terra, non il fuoco, non io. Anche quando è psichedelico e viola e cambia colore per intensità. Grazie di cuore, a te che doni.

Bentornata Madama,

regina di palpiti gettati al vento e storie da immaginario malato. Speranze di cartongesso, sfondate senza pietà dalla doviziosa attenzione di un architetto presunta.

Garante di un futuro per sempre vivo solo all’ombra di un passato poi non così tanto scomodo, così tanto passato.  Basta un carrè.

Maestà di ricordi lontani e sensazioni vicine, lasciate con un addio tacito solo qualche mese fa’,con leggerezza, senza motivo e affanno, senza un ultimo e pacifico tintinnio di bicchieri e sguardi.

Ogni scalfitura nel muro, ogni piega sul letto è come avere sotto al naso un bastimento carico carico di sensi alieni a questo teatro nero  e viola, di pochi ma buoni, di colori e follie senza misura.

Un bastimento di sogni calati a picco, di speranze vuote, di allusioni false, di pugnalate dentro.

Bentornata Madama Paura.


alisenzapiume @ 00:11 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 02 settembre 2009 | in :
La meraviglia non si contiene in due soli occhi, e neanche in sei. Reduce.
Da un porto nuovo, un nuovo lido, una sponda straniera, eppure sentita fortemente vicina alla sezione di cuore più sinceramente viva di me. Investita in pieno petto da uno dei più acerrimi nemici della mia vita: il colore. Improvvisamente con bocca serrata ed occhi bendati. Condotta su strade nuove, ma piene di passi, di secoli e secoli fa. Bagno di luce, di un crepuscolo in agonia per ore prima di piombare in altri bagni iridescenti. Luci, suoni e odori, odori, odori. Ovunque andassi, il pensiero era trafitto da odori che non sapevo se sarei riuscita a raccontare. Tempo in dilatazione continua, perso in secondi frammentati negli occhi tersi di persone mai
viste, eppure vicine ai sensi. Il tempo, anche quello trascorso, aveva lasciato tracce negli odori, bastava solo salire il gradino di una chiesa o attraversare quella torre tanto grande quanto cava, niente più che un passaggio violato per sempre, ma posto lì a separare quasi due mondi diversi, per sentire odore di mani che chiamavano a stringere aria nuova, e colori, a cascate, a schizzi, a macchie casuali e sapientemente studiate. E d'improvviso mi sono ritrovata a chiedermi come facessi a non amarli anch'io, ho sentito qualche lieve venatura timidamente farsi strada nell'intensità lucida del mio nero. Sorridevo, qualunque cosa vedessi, qualunque suono. Non mi sono difesa, ho lasciato che il colore vivesse dentro me, anche solo in mezza pensione... Sole ovunque avessi forza di rivolgere gli occhi, e anche la dolcezza degli occhi di un gatto mi sembrava una sensazione nuova che si offriva ai miei sensi. Correvano veloci le strade sotto i nostri piedi avidi di conoscenza e stanchi, come quelli di ogni pellegrino, ma era ancora festa da vivere, da sentire tra le note dischiuse di artisti di strada che regalavano luci, e permettevano ai nostri sogni umidi di realtà di asciugarsi a quel calore così nuovo e così vivo. Calore di quelle fiamme vive che ho sentito bruciarmi la pelle in abbracci che mai, mai, avrei voluto sciogliere per colpa di un malefico fischio. Esattamente quelle fiamme. Applausi per una bravura scesa dritta dal cielo. Scenario del tutto erano passanti distratti, donne bellissime in vestiti lussuosi e sguardi ammalianti, profumi di festa e d'estate.
La mia Spagna. Tra le sue pieghe ho trascorso ore di misticismo e magia, ora che confermavano in ogni tratto presenze che nessuno può escludere dalla propria vita quando si palesano. E le risate, la freschezza di due volti fratelli e vicini a stringere anche il mio,ramingo e senza requie, nel gioire di quello spettacolo, nell'entrare in punta di piedi in quello spettacolo che richiedeva silenzio e osservazione.
Come quello strano pipistrello ad ali spiegate, come la stella di Davide  a salutare molti angoli e gli sguardi su di essi rimasti impressi, come la Virgen assisa sul suo trono sotto gli occhi di ori e segni di croce,come il Barrio selvaggio e giovane di psichedelia, eccessi di bicchieri tintinnanti e nuvole di fumo, come la Lonja de la seda, dove il tempo sembrava essersi fermato, il mio cuore è rimasto lì aperto coi suoi fasti ad accogliere curiosi a passanti con la voglia di capire, di tornare, di non dimenticare.
Hasta luego, dulce mi Espana.
alisenzapiume @ 22:42 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
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